16/07/2006
Caro Ezio,
lghezzi@alice.it
17/07/2006
Ciao, dire che la mia esperienza è positiva è dire molto poco.
Circa 1 anno fa possedevo un Audiolab 8000C/P da 100W per canale con il quale pilotavo un paio di Proac response 2.5 (fantastiche) con cavi Mit Avt3 e sorgente CEC 3300. Ero molto soddisfatto della catena realizzata ma la curiosità e la voglia di costruire qualcosa di mio mi ha condotto a parecchie ricerche su internet. Il risultato è stato che ho trovato un primo ampli di classe T da costruire, il T2020 , e, potenza a parte, mi ha sbalordito la limpidezza del suono. (certo non riusciva a pilotare adeguatamente le 2.5). Poi ho trovato il tuo sito con la versione da 100W del T100 (Fenice 100) e, avendo sentito il T2020, sicuramente non poteva essere una delusione! Infatti, già appena completato l’assemblaggio, prometteva grandi cose; adesso, dopo circa 80 ore di funzionamento è fantastico! Quando lavora per 4 o 5 ora consecutive è superbo! (con tutto il rispetto, altro che Audiolab!). Le response 2.5 le ho vendute e mi sono costruite un paio di cloni con qualche miglioria sui componenti standard (Ho usato gli Scanspeak D2905 95000 e ho tagliato il crossover a 3000 HZ secondo specifiche di un famoso sito di cloni); il risultato è splendido, dal punto di vista sonoro, naturalmente. Ho completato la catena con cavi Mit Shotgun S3 e sorgente sempre CEC 3300. Ne è risultato un suono equilibrato, dolce ma naturale, posso fare ascolti per ore senza avvertire la minima fatica. Ti allego le foto delle mie produzioni delle quali sono molto orgoglioso e grazie ancora per avermi dato la possibilità di costruire un “oggettino” davvero di gran valore!
rfugito@inpdap.gov.it
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Modena, 01/08/2006 Caro Ezio, dall'ultima volta che ci siamo sentiti (circa 2
mesi fa mi |
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Salve sig. Ezio
volevo informarla che ho ritirato i cavi una settimana fa.
Dopo una settimana di ascolto, le faccio ulteriormente i complimenti
per la realizzazione.
Davvero gradita l'idea di fornire una scheda tecnica con tanto di
campione del cavo di segnale.
Il mio impianto ha beneficiato tantissimo dei suoi cavi, non avevo mai
ascoltato un suono così "coerente". Ora capisco tante cose in più
riguardo ai cavi, al loro essere capacitivi e alle distorsioni di fase.
Nonostante le frequenze alte siano molto aumentate in intensità,
tuttavia queste sono molto più dolci ed "asciutte" rispetto a prima
mentre il basso è molto più profondo ed incisivo ma anche più frenato.
Sembra che le varie frequenze ora arrivino tutte insieme mentre prima
al confronto le stesse pareva arrivassero in tempi separati... non so
come spiegarlo, è come vedere un'immagine perfettamente a fuoco,
netta, dopo averla vista per anni sdoppiata e sbavata.
La ringrazio di tutto e a presto.
Alessandro Tocco
29 gennaio 2008
Caro Ezio,
a distanza di un paio di mesi dall’acquisto volevo darti
un feedback derivante dall’uso del Power-T.
Innanzitutto una premessa: non sono un ascoltone né un
professionista del suono, quindi le mie opinioni sono puramente soggettive e
basate sul buon senso e le capacità "normali".
Avevo acquistato il Power-T per utilizzarlo in un
impianto “secondario” in camera da letto. Così è stato, ma il piacere che deriva
dal suo utilizzo non è per niente secondario.
I primi aspetti che si apprezzano sono le dimensioni (è
grande circa la metà di un ampli tradizionale), il peso non eccessivo e
soprattutto la mancanza di emissioni di calore.
Queste caratteristiche ne consentono un utilizzo non
invasivo in ambienti con rigidità di arredamento. Nel caso specifico l’ho
posizionato (interponendo un foglio di neoprene per isolare e stabilizzare
meglio) su un antico mobile da cucito.
La finitura e l’estetica sono molto “consistenti”
(alluminio e acciaio, buoni connettori, manopole piene) e semplici, di stile
professionale.
L'ho inserito in un impianto così composto:
Lettore CD TProgress serie size
Diffusori Rogers L2a/2 (monitor su stand)
Cavi potenza DH Labs T-14
Cavi segnale G&BL
Come vedi, niente di fenomenale, ma discreto ed
equilibrato.
Complice probabilmente la fonoassorbenza del letto e
degli armadi, il suono è veramente dettagliato, non affaticante (ascolto per
ore) e privo di rimbombi, pur avendo (con i limiti dovuti alla natura ed alle
dimensioni dei diffusori) un basso soddisfacente anche se non esteso.
Rispetto ad ampli comparabili per prezzo, ho notato una
superiore definizione del suono.
Il Power-T si comporta con trasparenza nella catena
acustica: le cattive incisioni si sentono, così pure come le buone.
Anche mia moglie (che ha un orecchio migliore del mio,
suona la chitarra) è rimasta colpita dalla pulizia del suono.
Difetti? Avrei preferito disporre di una uscita cuffia
sul frontale.
Un’osservazione (che peraltro non riterrei un difetto):
la manopola del volume richiede di essere girata “ad ore 3”, quindi verso il
massimo, per avere una resa sonora soddisfacente in termini di volume.
Ho provato ad accoppiarlo a diffusori diversi, ma sempre
con lo stesso effetto.
Tieni presente che comunque parliamo di sensibilità di
86/87dB, quindi relativamente basse.
In sintesi, sono estremamente soddisfatto.
I miei complimenti per il progetto.
Un caro saluto
Luigi Malerba
dopo circa 2 mesi dall’acquisto della sua scheda fenice 20 plus e relativa alimentazione toroidale, trascorsi ad ascoltare, ascoltare ed ancora ascoltare musica, sono giunto semplicemente ad una conclusione:
benedetto il giorno in cui mi sono imbattuto, navigando in rete, sul suo sito!!!
Posso affermare, senza ombra di dubbi, tra l’altro suffragato da diversi pareri ultrapositivi, di amici invitati ad una prova d’ascolto, di ritrovarmi, nel salotto della mia abitazione, un’amplificazione per la riproduzione musicale, dotato di notevoli caratteristiche di alta (oserei definire altissima) fedeltà sonica;
i diffusori HC206 della Indiana Line, grazie a quanto è in grado di generare il piccolo mostro, sembrano appartenere ad un altro pianeta, non certo quello che li vede inseriti nella fascia di costo che si aggira intorno alle 180 euro;
il dettaglio musicale è quasi imbarazzante, ad esempio, nel caso di ascolto di brani, riportanti errori d’esecuzione o peggio di mixing, provavo una sensazione di partecipazione solidale con l’autore, quasi fosse colpa miaJ
Il palco scenico riprodotto, specie nei video musicali di concerti live, mi regala un grande sollievo per la sensazione di sconforto, che provo quando rifletto sul fatto di non aver potuto presenziare al concerto stesso;
l’emozione provata ad ogni colpo di basso riprodotto dalle mie HC, è grande, superlativa, si pensi sul fatto che, quasi tutti coloro che hanno ascoltato il mio impianto, alle prime note di basso, mi chiedevano dove fosse posizionato l’unità subwooferJ
per non parlare della naturalezza con la quale la voce dell’artista viene diffusa nella stanza, è davvero impressionante, ascoltare in maniera tanto reale una persona e non vederla, non poterla toccare!
Sig. Ezio, la prego di accettare il mio più sentito ringraziamento per la tanta cortesia e pazienza mostratami, in fase di assemblaggio, regalandomi preziosissimi consigli tecnici!!!
Ciao Ezio. 12-09-08
Ti mando volentieri questa mail per un resoconto delle mie impressioni sul i
Power-Ti con moduli Ice Power .
Ho collegato l'amplificatore ad un lettore CD NAD 541i, tramite cavi JBL ( da 20
euro! ); le casse, collegate con cavi non entrylevel ma quasi ) sono delle
Infinity Reference 61i ( 6hom ) da pavimento, distanziate tra di loro di circa
3,5 m. e collocate in un ambiente molto ampio ma ricco di materiale
fonoassorbente come tappeti, tendaggi, mensole, nicchie, divani, quadri ecc.
Ho fatto " rodare " per parecchie ore l'amplificatore, e gli ascolti dedicati li
ho sempre fatti dopo un lungo riscaldamento a basso volume.
La prima impressione ( perdonami la franchezza ) è stata di delusione.
Abituato al vecchio amplificatore ( un Sony 210 del '90 ), che a ¼ del volume
faceva ballare i woofer di brutto, mi aspettavo che questo oggetto Hi-Hend,
qualitativamente di gamma superiore alla media, facesse un fracasso terribile e
avesse dei bassi che anche con poco volume facessero tremare i vetri.
Pensavo: " più è buono più dovrebbe fare casino ".
Niente di più sbagliato.
Mi ci sono voluti ( quasi ) cinquanta anni per capire che la buona musica non è
rumore, emozione adrenalinica o effetti speciali.
La vera, buona musica, è quella che è, quando "è" rappresenta il significato più
alto del verbo.
Come "è" stata registrata: pura, senza filtri, contraffazioni o sofisticazioni
postume.
Il bel suono è quello trasparente, limpido, a volte spietatamente essenziale e
intimo.
Ed ecco che questa personale, elementare, intima scoperta ( meglio tardi che
mai! ), così scontata e teoricamente ovvia ( per me non lo è stata per anni ),
mi ha aperto gli occhi, l'udito e conseguentemente l'anima ad un nuovo piccolo
mondo parallelo.
Il mondo del vero piacere che offre l'ascolto della musica.
Della musica, non degli effetti speciali.
L' i Power-Ti ne è un ottimo strumento.
Ad un ascolto attento di melodie conosciute da sempre ( lo schiaccianoci e il
lago dei cigni di Tchaikowski che ascolto da quarantacinque anni perché fu la
colonna sonora di un film girato da mio padre nei primi anni 60 ), ho ritrovato
sfumature mai sentite.
I pizzicati degli archi sembrano toccarti il volto, così vicini e reali; l'oboe
svetta nitido, limpido, definito e posizionato in una scena facilmente
immaginabile a occhi chiusi.
Nella " Danza dello zuffolo ", lo strumento è vivo, brillante, libero in un
ambiente aperto ( come deve essere ), guizzante nella sua gioisità.
Mai poi mi era capitato, cambiando genere, in un brano jazz di sentire
chiaramente il breve soffio che precede il suono del sax, avvertire l'attrito
delle dita nel contrabbasso o lo strisciare metallico della " frusta " sui
piatti così naturale, per niente artificioso, distinto.
Imbarazzante, quasi commovente, la presenza e la realtà scenica dei canti
gregoriani dell'abbazia di S.Antimo.
Sembra di essere realmente là, e so cosa dico perché là sono stato, ascoltando
gli stessi brani, gli stessi frati, nello stesso ambiente.
E come là si sentono i respiri, lo sfogliare degli antichi spartiti, il vuoto
essenziale, austero e solenne dell'unica navata di quella splendida abbazia di
alabastro.
Proseguendo il mio ascolto, il pianoforte di Giovanni Allevi sembra in casa, con
un vibrare e un intercalare di note limpido, reale, rapido, lieve o violento,
dolce o cupo, incredibilmente naturale e dettagliato.
Ecco, le parole che mi vengono in mente ascoltando questo mio nuovo impianto,
sono "dettaglio, limpidezza, naturalezza", in una sola: " trasparenza ".
E' incredibile come in alcuni brani di Morricone o nel classico Boero di Ravel,
gli strumenti si " vedano " collocati non solo nella ovvia destra o sinistra ma
anche nella profondità del palco.
Il triangolo, anche se grancasse e tromboni suonano d'impeto, è là, in alto a
destra, quasi si vede.
L'arpa è in basso a sinistra, i violini e le viole un po' a destra un po' a
sinistra, ma lì davanti, a mezza altezza.
Le grancasse si sentono là in fondo, in alto, leggermente a destra, vicini ai
tromboni.
( poi non so se nella realtà sono veramente posizionati là, ma l'impressione è
quella )
Non è raro sentire il fruscio dei fogli, qualche piccolo tossito, i respiri.
Per " tagliare la testa al toro ", ho messo poi in ballo "Triller" di Micheal
Jakson, mio vecchio cavallo di battaglia per impressionare gli amici.
Ho messo il volume a palla, mi sono allontanato di qualche metro e ho atteso
l'avvio della musica, quando si sente cigolare una porta e dei passi
attraversano la scena, prima che un violentissimo fiatare di trombe seguito
dalla poderosa batteria , devasti la quiete delle mie colline.
Fortunatamente vivo abbastanza isolato da non rischiare di disturbare gli altri
sette (si, siamo fortunatamente soltanto in otto) abitanti del mio paesino.
Impressionante il dettaglio e le sfaccettature della voce di Micheal, e degli
strumenti della sua band.
Incredibilmente, nel turbinare violentissimo di suoni, come i dettagli e la
limpidezza restino immutati.
Della distorsione ben nota del mio vecchio ampli, nemmeno l'ombra.
Come se all'improvviso un agnello si fosse trasformato non in lupo ma in
uragano, come quando la forza e la bellezza della natura stupiscono e
affascinano, l'i Power-Ti trasforma la sua personalità
apparentemente mite in esplosione controllata.
Mai mi sarei aspettato una simile purezza, un simile dettaglio e perché no, una
simile potenza, da un involucro così piccolo e dall'aspetto così sobrio.
In conclusione.
l'i Power-Ti sa essere estremamente sincero, limpido, obiettivo, ma anche
una piccola peste, senza scomporsi o deludere.
L'ascolto è naturale e non stanca anche dopo ore di ascolto, anzi, invita a
impostare il lettore su " repeat".
Anche a bassissimo volume lascia percepire una grande pienezza di suono, e man
mano che esso aumenta, i dettagli si arricchiscono con naturalezza, pienezza,
dettaglio, limpidezza.
Non ho ( quasi ) mai ascoltato impianti di livello superiore, e mi chiedo dove
può arrivare la tecnologia andando oltre.
Per adesso mi godo il piacere di ascoltare e riascoltare le mie musiche
preferite con questo "piccolo" incredibile i Power-Ti, poi si vedrà.
Ovviamente prendi le mie impressioni per quelle che sono, di un " profano "non
inserito nel settore ed estremamente ignorante nel campo della tecnica e lontano
dal mondo audiofilo; ciò non toglie la componente emozionale per nulla sopita
dagli anni, anzi.
Come ha detto non so chi, "L'uomo non smette di giocare quando invecchia ma
invecchia quando smette di giocare !"
Grazie Ezio del tuo ottimo lavoro.