Questa rubrica nasce dall'esigenza di far conoscere al pubblico i vari commenti di ascolto, scaturiti utilizzando i nostri moduli o prodotti finiti. Le e-mail sottostanti sono publicate con il consenso scritto degli autori.

16/07/2006

Caro Ezio,

come vedi non mi sono dimenticato di te e della tua cretaura Micro Ti, anzi...
Semplicemente preferisco dare giudizi quando l'effetto novità è passato e il nuovo apparecchio è divenato parte della famiglia.
Cosa vuoi che ti dica: non sono riuscito mai ad ascoltarlo in senso critico poichè tutte le volte che ci ho tentato mi sono "dimenticato" di lui e ho ascoltato...MUSICA! Ebbene si, ne sono entusiasta per tanti aspetti fra cui: microdinamica, scena acustica sui tre assi, perfetto abbinamento del profilo acustico con le mie monovia, gusto del dettaglio e microdettaglio.
Forse, rispetto al T-Amp originale, ti sembra di avere un po' meno dinamica e, come mi avevi anticipato, bisogna ruotare un poco di più la manopola del volume, ma il tutto risulta più raffinato e presente.
Penso che per un po' non acquisterò CD perchè stò riascoltando quelli in mio possesso: scopro dettagli (non poi cosi dettagli) che completano e arricchiscono il gusto del brano musicale!
Dalla Classica al Jazz, dai fiati al pianoforte tutto acquista una incredibile veridicità.
 
La soddisfazione più bella è venuta dall'installatore dell'antifurto: a lavoro ultimato ci siamo seduti a sistemare i conti e non ha resistito, confessandomi di essere pure lui un appasionato. Abbiamo ascoltato musica per un'ora e dopo si è congedato un po' abbattuto confidandomi che dovrà seriamente riascoltare il suo impianto e mettere mano agli apparecchi che lo compongono.
Grazie Ezio, certamente non mancherò di farti pubblicità.
Tienimi informato se ci sono novità di rilievo!
 
Luca

lghezzi@alice.it


17/07/2006

Ciao, dire che la mia esperienza è positiva è dire molto poco.

Circa 1 anno fa possedevo un Audiolab 8000C/P da 100W per canale con il quale pilotavo un paio di Proac response 2.5 (fantastiche) con cavi Mit Avt3 e sorgente CEC 3300. Ero molto soddisfatto della catena realizzata ma la curiosità e la voglia di costruire qualcosa di mio mi ha condotto a parecchie ricerche su internet. Il risultato è stato che ho trovato un primo ampli di classe T da costruire, il T2020 , e, potenza a parte, mi ha sbalordito la limpidezza del suono. (certo non riusciva a pilotare adeguatamente le 2.5). Poi ho trovato il tuo sito con la versione da 100W del T100 (Fenice 100) e, avendo sentito il T2020, sicuramente non poteva essere una delusione! Infatti, già appena completato l’assemblaggio, prometteva grandi cose; adesso, dopo circa 80 ore di funzionamento è fantastico! Quando lavora per 4 o 5 ora consecutive è superbo! (con tutto il rispetto, altro che Audiolab!). Le response 2.5 le ho vendute e mi sono costruite un paio di cloni con qualche miglioria sui componenti standard (Ho usato gli Scanspeak D2905 95000 e ho tagliato il crossover a 3000 HZ secondo specifiche di un famoso sito di cloni); il risultato è splendido, dal punto di vista sonoro, naturalmente. Ho completato la catena con cavi Mit Shotgun S3 e sorgente sempre CEC 3300. Ne è risultato un suono equilibrato, dolce ma naturale, posso fare ascolti per ore senza avvertire la minima fatica. Ti allego le foto delle mie produzioni delle quali sono molto orgoglioso e grazie ancora per avermi dato la possibilità di costruire un “oggettino” davvero di gran valore!

rfugito@inpdap.gov.it

 


Modena, 01/08/2006

Caro Ezio,

dall'ultima volta che ci siamo sentiti (circa 2 mesi fa mi
sembra), ho avuto modo di terminare come si deve il montaggio dei tuoi
componenti (Fenice 20 T-hifi e alimentatore dedicato) e di ascoltare il tutto con calma.


LA COSTRUZIONE
Come già accennato, tutto ha avuto inizio con l'acquisto dall'ottimo Ezio
Aldoni di una scheda FENICE 20 con l'integrato della Tripath montato assieme
a componenti di qualità molto maggiore e, soprattutto, con lo spazio
finalmente necessario ad ospitare agevolmente tutte le connessioni del caso.
Assieme ad essa era inevitabile acquistare anche la schedina di
alimentazione progettata proprio per il Tripath ed il suo bel trasformatore
toroidale.
Non mi sembra il caso di parlare di prezzi (peraltro modesti) visto che il
mio scopo, come si vedrà in seguito, non era quello di spendere il minimo in
assoluto, ma di mettere insieme qualcosa che mi soddisfacesse. Almeno
esteticamente.....
Racimolati anche, seppur con una certa difficoltà e con l'aiuto finale del
solito Aldoni, anche gli altri componenti necessari (primo fra tutti il
potenziometro di volume ALPS con relativa asta di rinvio) mi sono messo
all'opera per montare il tutto.
Essendo già in possesso di un case in alluminio della ditta HI-FI 2000 avevo
ovviamente deciso di utilizzarlo come contenitore, salvo il dover constatare
che, essendo questo alto una sola unità rack, non era possibile inserirvi,
per pochi millimetri soltanto, il trasformatore toroidale della sezione
alimentatrice.
Da qui l'esigenza di dotarmi di un contenitore più alto, pari a due unità,
che la suddetta HI-FI 2000 non ha avuto nessuna difficoltà ad inviarmi
assieme alle manopole occorrenti.
A questo punto chiunque dotato di intelligenza razionale avrebbe utilizzato
soltanto quest'ultimo, perfettamente in grado di contenere il tutto, ma per
una mia preoccupante tendenza a complicare le cose semplici, ho deciso di
utilizzarli entrambi, realizzando così un insieme ad alimentazione separata
che, pur essendo esteticamente irresistibile (almeno per me) rappresenta
anche un piccolo monumento allo spreco.
Tuttavia, dopo aver impiegato dai 25 ai 30 secondi per superare questo
scrupolo, mi sono autogiustificato pensando che così facendo avrei avuto
almeno una schermatura a prova di bomba.....
Terminato il montaggio dell'alimentatore (13.5 volt in uscita spaccati, come
da progetto) ho impiegato qualche altra notte per mettere assieme anche
l'ampli vero e proprio. E' ovvio che se escludiamo la scontata cura da
dedicare alle saldature, la cosa più impegnativa rappresenta la foratura
precisa dei pannelli anteriore e posteriore dei contenitori, operazione di
natura squisitamente meccanica per la quale è quasi indispensabile un
supporto a colonna per il trapano.
Ma visto che si tratta di un hobby e visto che, almeno per me, prolungare le
fasi di costruzione significa anche prolungare il piacere, mi sono dato un
pò da fare ed ho risolto il tutto in modo soddisfacente.

L' ASCOLTO
Terminata l'ultima saldatura e serrata l'ultima vite, ho collegato il tutto
alle mie casse Mordaunt-Short Avant 908 da pavimento (non particolarmente
efficienti) e, per sorgente, ad una base Apple Airport collegata via radio
al MAC, per l'ascolto di MP3 con Apple iTunes.
Avendo letto che sarebbero state necessarie sia una fase di preriscaldamento
che una ancor più importante di rodaggio, ho acceso il tutto mentre ancora
stavo riponendo l'armamentario che avevo seminato tutt'intorno per la
costruzione.
Ma non ci sono riuscito.
Alle prime note uscite dalle casse mi sono bloccato come un baccalà, con un
cacciavite in una mano ed il saldatore nell'altra, visto che non potevo
credere a quello che sentivo.
Oltre alla palese soddisfazione di vedere il tutto funzionare perfettamente
al primo colpo senza nessunissimo problema, quella che mi ha lasciato
stupefatto è stata la qualità sonora che sentivo provenire dalla casse,
casse ben conosciute come pure tutta la mia abituale catena HI-FI, forse non
eccelsa, ma nemmeno una fetecchia (lettore CD LINN MIMIK, pre LINN WAKONDA,
finale YAMAHA M2 da 400 watt).
Quale rodaggio? Quale riscaldamento? La chitarra UNPLUGGED di Eric Clapton
era davanti a me con una lucentezza, una pulizia ed una precisione timbrica
mai avvertite prima. Il contrabbasso acustico, il piano e le spazzole della
batteria sembravano appartenere ad un'altra incisione. I bassi? C'erano
tutti, elastici, corposi, naturali. Il volume di ascolto? Nessun bisogno di
aumentarlo ulteriormente (in effetti era già oltre i 3/4....).
E così ho trascorso quasi tutta giornata a riascoltare a caso pezzi ben noti
per il solo piacere di apprezzare sfumature e passaggi che non avevo mai
notato in precedenza, in mezzo al quel disordine di cui mi ero completamente
scordato.

CONCLUSIONI
Superata la sorpresa iniziale, con il tempo, ho cercato di farmi un'idea più
obiettiva della cosa.
In un primo tempo avevo creduto che l'evidente impressione di presenza e
brillantezza dei medio alti fosse dovuta ad una enfatizzazione voluta ad
arte in quella gamma di frequenze, ma NON E' COSI ! Strumento per strumento,
voce per voce ho dovuto ammettere che non c'era nulla di "pompato" e che la
resa acustica era quella che doveva essere, conclusione suffragata anche
dalla totale mancanza di fatica di ascolto e dalla tendenza ad alzare il
volume anche oltre la corsa della manopola !
Ed è  proprio qui il limite più evidente del nostro Tripath, la potenza
limitata (ma che bella scoperta.....) , oltre ad una certa antipatia per i
pieni orchestrali, i pezzi rock troppo violenti e gli ensemble molto
numerosi, dove si perde un poco.
Tutte considerazioni già fatte, già scritte e già lette e che mi sento di
confermare in pieno.
Ma se, come nel mio caso, preferite i piccoli complessi blues o jazz tipo
Paolo Conte ed i quartetti d'archi, allora andate tranquilli, specialmente
se le vostra casse superano i 90 db di sensibilità.
Perciò, grazie alla Tripath per questa esperienza sconcertante, grazie ad
Ezio Aldoni per la sua magica scheda e grazie alla musica per esistere.
A proposito: a tutto volume tra un brano e l'altro dalle casse non esce un
sussurro...la schermatura funziona...... :-)
Forse lo saprete già, ma la scheda non produce calore e l'alimentatore,
viste le tensioni in goco, pure.
Sembra una scemenza, ma in questo periodo di temperature orribili e con una
umidità da far mettere l'impermeabile alle rane, ho apprezzato molto il
fatto di poter ascoltare musica senza aumentare la temperatura dell'ambiente
come è sempre avvenuto con il mio solito impianto !

Sandro Galassi - Modena

 

 

 

Salve sig. Ezio

volevo informarla che ho ritirato i cavi una settimana fa.
Dopo una settimana di ascolto, le faccio ulteriormente i complimenti 
per la realizzazione.
Davvero gradita l'idea di fornire una scheda tecnica con tanto di 
campione del cavo di segnale.
Il mio impianto ha beneficiato tantissimo dei suoi cavi, non avevo mai 
ascoltato un suono così "coerente". Ora capisco tante cose in più 
riguardo ai cavi, al loro essere capacitivi e alle distorsioni di fase.
Nonostante le frequenze alte siano molto aumentate in intensità, 
tuttavia queste sono molto più dolci ed "asciutte" rispetto a prima 
mentre il basso è molto più profondo ed incisivo ma anche più frenato.
Sembra che le varie frequenze ora arrivino tutte insieme mentre prima 
al confronto le stesse pareva arrivassero in tempi separati... non so 
come spiegarlo, è come vedere un'immagine perfettamente a fuoco, 
netta, dopo averla vista per anni sdoppiata e sbavata.

La ringrazio di tutto e a presto.

Alessandro Tocco

alextouch@libero.it


29 gennaio 2008

Caro Ezio,

a distanza di un paio di mesi dall’acquisto volevo darti un feedback derivante dall’uso del Power-T.
Innanzitutto una premessa: non sono un ascoltone né un professionista del suono, quindi le mie opinioni sono puramente soggettive e basate sul buon senso e le capacità "normali".
Avevo acquistato il Power-T per utilizzarlo in un impianto “secondario” in camera da letto. Così è stato, ma il piacere che deriva dal suo utilizzo non è per niente secondario.

I primi aspetti che si apprezzano sono le dimensioni (è grande circa la metà di un ampli tradizionale), il peso non eccessivo e soprattutto la mancanza di emissioni di calore.
Queste caratteristiche ne consentono un utilizzo non invasivo in ambienti con rigidità di arredamento. Nel caso specifico l’ho posizionato (interponendo un foglio di neoprene per isolare e stabilizzare meglio) su un antico mobile da cucito.
La finitura e l’estetica sono molto “consistenti” (alluminio e acciaio, buoni connettori, manopole piene) e semplici, di stile professionale.

L'ho inserito in un impianto così composto:
Lettore CD TProgress serie size
Diffusori Rogers L2a/2 (monitor su stand)
Cavi potenza DH Labs T-14
Cavi segnale G&BL
Come vedi, niente di fenomenale, ma discreto ed equilibrato.

Complice probabilmente la fonoassorbenza del letto e degli armadi, il suono è veramente dettagliato, non affaticante (ascolto per ore) e privo di rimbombi, pur avendo (con i limiti dovuti alla natura ed alle dimensioni dei diffusori) un basso soddisfacente anche se non  esteso.
Rispetto ad ampli comparabili per prezzo, ho notato una superiore definizione del suono.
Il Power-T si comporta con trasparenza nella catena acustica: le cattive incisioni si sentono, così pure come le buone.
Anche mia moglie (che ha un orecchio migliore del mio, suona la chitarra) è rimasta colpita dalla pulizia del suono.
Difetti? Avrei preferito disporre di una uscita cuffia sul frontale.
Un’osservazione (che peraltro non riterrei un difetto): la manopola del volume richiede di essere girata “ad ore 3”, quindi verso il massimo, per avere una resa sonora soddisfacente in termini di volume.
Ho provato ad accoppiarlo a diffusori diversi, ma sempre con lo stesso effetto.
Tieni presente che comunque parliamo di sensibilità di 86/87dB, quindi relativamente basse.
In sintesi, sono estremamente soddisfatto.
I miei complimenti per il progetto.
Un caro saluto

Luigi Malerba

malerba@costa.it
 


Egregio sig. Ezio, (22-02-2008)

dopo circa 2 mesi dall’acquisto della sua scheda fenice 20 plus e relativa alimentazione toroidale, trascorsi ad ascoltare, ascoltare ed ancora ascoltare musica, sono giunto semplicemente ad una conclusione:

benedetto il giorno in cui mi sono imbattuto, navigando in rete, sul suo sito!!!

Posso affermare, senza ombra di dubbi, tra l’altro suffragato da diversi pareri ultrapositivi, di amici invitati ad una prova d’ascolto, di ritrovarmi, nel salotto della mia abitazione, un’amplificazione per la riproduzione musicale, dotato di notevoli caratteristiche di alta (oserei definire altissima) fedeltà sonica;

i diffusori HC206 della Indiana Line, grazie a quanto è in grado di generare il piccolo mostro, sembrano appartenere ad un altro pianeta, non certo quello che li vede inseriti nella fascia di costo che si aggira intorno alle 180 euro;

il dettaglio musicale è quasi imbarazzante, ad esempio, nel caso di ascolto di brani, riportanti errori d’esecuzione o peggio di mixing, provavo una sensazione di partecipazione solidale con l’autore, quasi fosse colpa miaJ

Il palco scenico riprodotto, specie nei video musicali di concerti live, mi regala un grande sollievo per la sensazione di sconforto, che provo quando rifletto sul fatto di non aver potuto presenziare al concerto stesso;

l’emozione provata ad ogni colpo di basso riprodotto dalle mie HC, è grande, superlativa, si pensi sul fatto che, quasi tutti coloro che hanno ascoltato il mio impianto, alle prime note di basso, mi chiedevano dove fosse posizionato l’unità subwooferJ

per non parlare della naturalezza con la quale la voce dell’artista viene diffusa nella stanza, è davvero impressionante, ascoltare in maniera tanto reale una persona e non vederla, non poterla toccare!

Sig. Ezio, la prego di accettare il mio più sentito ringraziamento per la tanta cortesia e pazienza mostratami, in fase di assemblaggio, regalandomi preziosissimi consigli tecnici!!!

santo.russo@telecomitalia.it

 


Ciao Ezio.  12-09-08
Ti mando volentieri questa mail per un resoconto delle mie impressioni sul i Power-Ti con moduli Ice Power .
Ho collegato l'amplificatore ad un lettore CD NAD 541i, tramite cavi JBL ( da 20 euro! ); le casse, collegate con cavi non entrylevel ma quasi ) sono delle Infinity Reference 61i  ( 6hom ) da pavimento, distanziate tra di loro di circa 3,5 m. e collocate in un ambiente molto ampio ma ricco di materiale fonoassorbente come tappeti, tendaggi, mensole, nicchie,  divani, quadri ecc.
Ho fatto " rodare " per parecchie ore l'amplificatore, e gli ascolti dedicati li ho sempre fatti dopo un lungo riscaldamento a basso volume.
La prima impressione ( perdonami la franchezza ) è stata di delusione.
Abituato al vecchio amplificatore ( un Sony 210 del '90 ), che a ¼ del volume faceva ballare i woofer di brutto, mi aspettavo che questo oggetto Hi-Hend, qualitativamente di gamma superiore alla media, facesse un fracasso terribile e avesse dei bassi che anche con poco volume facessero tremare i vetri.
Pensavo: " più è buono più dovrebbe fare casino ".
Niente di più sbagliato.
Mi ci sono voluti ( quasi ) cinquanta anni per capire che la buona musica non è rumore, emozione adrenalinica o effetti speciali.
La vera, buona musica, è quella che è, quando "è" rappresenta il significato più alto del verbo.
Come "è" stata registrata: pura, senza filtri, contraffazioni o sofisticazioni postume.
Il bel suono è quello trasparente, limpido, a volte spietatamente essenziale e intimo.
Ed ecco che questa personale, elementare, intima scoperta ( meglio tardi che mai! ), così scontata e teoricamente ovvia ( per me non lo è stata per anni ), mi ha aperto gli occhi, l'udito e conseguentemente l'anima ad un nuovo piccolo mondo parallelo.
Il mondo del vero piacere che offre l'ascolto della musica.
Della musica, non degli effetti speciali.
L' i Power-Ti  ne è un ottimo strumento.
Ad un ascolto attento di melodie conosciute da sempre ( lo schiaccianoci e il lago dei cigni di Tchaikowski che ascolto da quarantacinque anni perché fu la colonna sonora di un film girato da mio padre nei primi anni 60 ), ho ritrovato sfumature mai sentite.
I pizzicati degli archi sembrano toccarti il volto, così vicini e reali; l'oboe svetta nitido, limpido, definito e posizionato in una scena facilmente immaginabile a occhi chiusi.
Nella  " Danza dello zuffolo ", lo strumento è vivo, brillante, libero in un ambiente aperto ( come deve essere ),  guizzante nella sua gioisità.
Mai poi mi era capitato, cambiando genere, in un brano jazz di sentire chiaramente il breve soffio che precede il suono del sax,  avvertire l'attrito delle dita nel contrabbasso o lo strisciare metallico della " frusta " sui piatti così naturale, per niente artificioso, distinto.
Imbarazzante, quasi commovente, la presenza e la realtà scenica dei canti gregoriani dell'abbazia di S.Antimo.
Sembra di essere realmente là, e so cosa dico perché là sono stato, ascoltando gli stessi brani, gli stessi frati, nello stesso ambiente.
E come là si sentono i respiri, lo sfogliare degli antichi spartiti, il vuoto essenziale, austero e solenne dell'unica navata di quella splendida abbazia di alabastro.
Proseguendo il mio ascolto, il pianoforte di Giovanni Allevi sembra in casa, con un vibrare e un intercalare di note limpido, reale, rapido, lieve o violento, dolce o cupo, incredibilmente naturale e dettagliato.
Ecco, le parole che mi vengono in mente ascoltando questo mio nuovo impianto, sono "dettaglio, limpidezza, naturalezza", in una sola: " trasparenza ".
E' incredibile come in alcuni brani di Morricone o nel classico Boero di Ravel, gli strumenti si " vedano " collocati non solo nella ovvia destra o sinistra ma anche nella profondità del palco.
Il triangolo, anche se grancasse e tromboni suonano d'impeto, è là, in alto a destra, quasi si vede.
L'arpa è in basso a sinistra, i violini e le viole un po' a destra un po' a sinistra, ma lì davanti, a mezza altezza.
Le grancasse si sentono là in fondo, in alto, leggermente a destra, vicini ai tromboni.
( poi non so se nella realtà sono veramente posizionati là, ma l'impressione è quella )
Non è raro sentire il fruscio dei fogli, qualche piccolo tossito, i respiri.
Per " tagliare la testa al toro ", ho messo poi in ballo "Triller" di Micheal Jakson, mio vecchio cavallo di battaglia per impressionare gli amici.
Ho messo il volume a palla, mi sono allontanato di qualche metro e ho atteso l'avvio della musica, quando si sente cigolare una porta e dei passi attraversano la scena, prima che un violentissimo fiatare di trombe seguito dalla poderosa batteria , devasti la quiete delle mie colline.
Fortunatamente vivo abbastanza isolato da non rischiare di disturbare gli altri sette (si, siamo fortunatamente soltanto  in otto) abitanti del mio paesino.
Impressionante il dettaglio e le sfaccettature della voce di Micheal, e degli strumenti della sua band.
Incredibilmente, nel turbinare violentissimo di suoni, come i dettagli e la limpidezza restino immutati.
Della distorsione ben nota del mio vecchio ampli, nemmeno l'ombra.
Come se all'improvviso un agnello si fosse trasformato non in lupo ma in uragano, come quando la forza e la bellezza della natura stupiscono e affascinano, l'i Power-Ti  trasforma la sua personalità apparentemente mite in esplosione controllata.
Mai mi sarei aspettato una simile purezza, un simile dettaglio e perché no, una simile potenza,  da un involucro così piccolo e dall'aspetto così sobrio.
In conclusione.
l'i Power-Ti sa essere estremamente sincero, limpido, obiettivo, ma anche una piccola peste, senza scomporsi o deludere.
L'ascolto è naturale e non stanca anche dopo ore di ascolto, anzi, invita a impostare il lettore su " repeat".
Anche a bassissimo volume lascia percepire una grande pienezza di suono, e man mano che esso  aumenta, i dettagli si arricchiscono con naturalezza, pienezza, dettaglio, limpidezza.
Non ho ( quasi ) mai ascoltato impianti di livello superiore, e mi chiedo dove può arrivare la tecnologia andando oltre.
Per adesso mi godo il piacere di ascoltare e riascoltare le mie musiche preferite con questo "piccolo" incredibile i Power-Ti, poi si vedrà.
Ovviamente prendi le mie impressioni per quelle che sono, di un " profano "non inserito nel settore ed estremamente ignorante nel campo della tecnica e lontano dal mondo audiofilo; ciò non toglie la componente emozionale per nulla sopita dagli anni, anzi.
Come ha detto non so chi, "L'uomo non smette di giocare quando invecchia ma invecchia quando smette di giocare !"

Grazie Ezio del tuo ottimo lavoro.
 

Giovanni.nildegio@libero.it